Ancora caos nel mondo finanziario: MPS e Carige arrancano.

Comunicato n°57                                                                                                                                                                               

Roma, 20/01/2016

 

 

 

La MPS, storica banca del senese, e rifugio finanziario del PD rischia il crollo. Fin dall’inizio di questo 2016  vede infatti diminuire drasticamente il suo valore. Il titolo nell’ultima seduta del 2015 contava 1,23€, adesso conta circa la metà: 0,63€. Questo a conferma che MPS è uno degli istituti più esposti ai prestiti deteriorati e non si vede all’orizzonte nessuna speranza di salvezza, se è vero che le regole europee del bail in sono pronte a fronteggiare qualsiasi aiuto di Stato. Stiamo parlando di una perdita del 47%. Trend negativo anche per la banca Carige, con un calo dell’11,35%. Il gruppo genovese ha dimezzato il proprio valore (-54%) e adesso vale circa 660 milioni di euro. Insomma ancora nebbie senza schiarite e per di più la maggior parte sostano in casa PD. Duro colpo quindi soprattutto ai soci come la Fondazione MPS che fino a qualche anno fa deteneva una quota pari al 51% e adesso arriva solo all’1,5%, tradotto in cifre sarebbero circa 34 milioni di euro. Ancora peggio è andata al Tesoro, che dallo scorso luglio era entrato con una quota del 4% a titolo di pagamento in azioni degli interessi sui Monti bond per un controvalore di 240 milioni in azioni. Ora le azioni valgono solo 90 milioni di euro. C’è chi ancora non dispera e ha fiducia come Marcello Clarich, presidente della Fondazione MPS che afferma di seguire con “assoluta serenità” le reazioni del mercato finanziario e di continuare a sostenere con “piena fiducia” l’operato del management di Banca MPS. Nel frattempo tutti scongiurano un eventuale accanimento contro le banche italiane, come anche la Bce conferma, affermando che non esiste nessun faro puntato sull’Italia e che la richiesta di informazioni sui bilanci e sui crediti deteriorati  è “una pratica di supervisione standard” inviata anche ad altre banche in zona euro. Ma i fatti indicano come anche altre note banche seguono trend negativi: UniCredit ha ceduto il 36,7% e Intesa Sanpaolo il 25%. Non va per niente bene neanche per il settore delle banche Popolari nonostante il ricco consolidamento voluto dalla riforma del governo per la trasformazione in Spa: il Banco Popolare ha perso il 40%, Ubi Banca il 37,8%, Bper il 34,5%, la Popolare di Milano il 20%. Tra le banche che hanno ceduto meno c’è infine Mediobanca (-19,6%).

Insomma la legge del contrappasso va avanti: se non c’è un reale attacco contro le nostre banche, allora c’è stato un generale virus politico degenerativo, una mancanza reale di strutture che non solo avrebbero dovuto tutelare le banche come nel caso delle Popolari, ma soprattutto e prima di tutto i cittadini. Ma ribadiamo l’assenza di strutture governative forti, fantocci in mano alla BCE che continua a farci avanzare a tentoni a forza di bastone e carota. A rimetterci speriamo non siano sempre i cittadini e che il governo finalmente possa pendere dalla nostra parte piuttosto che verso una vergognosa azione di tutela bancaria. Per maggiori info contattateci.  

 

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