Italia, paese della mobilità “insostenibile”

Siamo trafficati e inquinati a 7 anni dal libro bianco della Commissione Europea sui Trasporti.

L’automobile, metafora della mobilità dell’uomo, cioè della possibilità che esso potesse spostarsi senza limiti e in piena libertà e autonomia sul nostro pianeta, sembra destinata a dover cedere il passo ad altre e più efficienti e meno nocive modalità di trasporto. Già nel Libro Bianco della Commissione delle Comunità Europee su “La Politica Europea dei Trasporti fino al 2010”, adottato nel 2001, veniva evidenziato come il trasporto su strada fosse arrivato a rappresentare il 44% del trasporto merci e il 79% di quello passeggeri. Nelle previsioni del Piano questo stato di cose, senza misure correttive, avrebbe provocato entro il 2010, nell’Europa dei 15, un aumento del traffico di mezzi pesanti del 50% rispetto al 1998. Nel Libro Bianco, si fa inoltre presente che, in assenza di correttivi, i costi esterni, dovuti alla congestione da traffico stradale, già pari allo 0,5% del Pil Comunitario dei 15 Paesi, sarebbero aumentati del 142% con un quota di 80 miliardi di euro per anno, ovvero l’1% del Pil comunitario. Parimenti si legge che gli incidenti stradali mietevano nel 2001 41 mila morti, mentre il settore trasporti già nel 1998 contribuiva al 28% delle emissioni di Co2 e contribuiva già nell’ anno 2001 alla copertura di ben 10 ettari di terreno da parte delle infrastrutture stradali.

Attraverso l’applicazione di ben 60 misure ritenute strategiche, la Comunità Europea auspicava un approccio integrato tra tariffazione, modi di trasporto alternativi alla strada e investimenti mirati nella rete transeuropea dei trasporti per raggiungere l’obiettivo del riequilibrio entro il 2010. Un ulteriore passo avanti viene compiuto con il Libro Verde “Verso una cultura della mobilità urbana”, adottato dalla Commissione Europea nel 2007. Basta tuttavia il dato delle 41.600 vittime della strada, rilevato nel 2005 ben lontano dalle 25mila preventivate nel Libro Bianco, a definire un quadro che conferma le peggiori previsioni sui costi sociali del traffico. Esaminiamo, ora velocemente, alcuni dati che ci riguardano: in Italia abbiamo il primato europeo di autovetture circolanti, 58 ogni 100 abitanti, mentre nel 2007 i morti sulle strade sono stati 7mila, 300mila i feriti ed oltre 20 mila i disabili gravi prodotti dalla circolazione automobilistica: una conseguenza indubbiamente del fatto che nel 2006 il traffico su strada in Italia ha raggiunto il 94% del traffico passeggeri e il 65% del traffico merci. In questa prospettiva, come si muove il nostro Paese che ha approvato ormai nel lontano 2001 un Piano Generale dei Trasporti e della Logistica (Pgtl) che peraltro non dedica alle problematiche della mobilità urbana alcuna specifica analisi, pur occupandosi della mobilità sostenibile? Non in maniera ottimale se dobbiamo registrare che in questi ultimi anni abbiamo avuto un crescente presenza delle emissione inquinanti in atmosfera legata ai trasporti (crescita dei Pm10, di ossidi di azoto, di Co2), assieme al consumo di suolo, conseguente anche alla realizzazione di infrastrutture del trasporto su gomma.

Tuttavia alcuni significativi provvedimenti hanno dato un segnale, sia pure debole, di inversione di tendenza in questo direzione: istituzione del mobility manager che nelle aziende e negli enti pubblici con più di 300 dipendenti deve impegnarsi a ridurre l’utilizzo dell’auto privata negli spostamenti usuali dei dipendenti; il taxi collettivo, mezzo pubblico della capienza massima di 10-12 utenti ad un costo inferiore al taxi; il car sharing che consente, pagando una certa quota annua e di una quota legata all’utilizzo del mezzo, di accedere ad un parco autovetture condiviso, svincolato dagli oneri della proprietà; i Piani Urbani della Mobilità (Pum) finalizzati ad assicurare i fabbisogni di mobilità della popolazione. Un ulteriore sforzo in questa direzione è stato rappresentato dalla istituzione del “Fondo per la mobilità sostenibile”, istituito dalla Finanziaria 2007, a cui venivano destinati 270 milioni di euro nel triennio 2007, 2008, 2009, che si propone come obiettivi generali il miglioramento della qualità dell’aria nelle aree urbane e il potenziamento del trasporto pubblico, mentre nella finanziaria 2008 è prevista la possibilità di detrarre dall’Irpef fino ad un massimo di 250 euro le spese sostenute entro il 31 dicembre 2008 per l’acquisto degli abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale.

A cura di: Gaetano Arciprete

Tratto da Opinione.it
http://www.opinione.it/pages.php?dir=naz&act=art&id_art=8221&edi=217&dated=13-10-08&aa=2008

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