Rinnovabili: l’Italia fa un passo indietro

Senza ombra di dubbio in ambito Europeo l’Italia mantiene il primato indiscusso sulla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili con un contributo pari all’8%, non molto distante però da Grecia 7,4 e Germania 7,1. 

Comunicato n°69
Roma, 18/04/2016

 

Senza ombra di dubbio in ambito Europeo l’Italia mantiene il primato indiscusso sulla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili con un contributo pari all’8%, non molto distante però da Grecia 7,4 e Germania 7,1. Il punto cruciale è: saprà mantenerlo nel tempo? Sembra proprio di no se consultiamo l’ultimo rapporto di Greenpeace. Secondo il rapporto, il Governo Renzi non solo non ha intenzione di spingere ulteriormente in questa direzione, ma col Referendum del 17 aprile  si è al contrario impegnato per il mantenimento degli impianti di estrazione del greggio, consentendo l’uso delle trivelle fino all’esaurimento delle fonti ricavabili da fossili.  In più si deve considerare il drastico taglio agli incentivi per le fonti rinnovabili. Per fare un esempio solo per il fotovoltaico la potenza degli impianti è diminuita del 30% rispetto al 2014 e si sono persi in totale 4000 posti di lavoro. E insieme calano anche gli investitori pronti a investire sul nostro paese che con le ultime scelte di Governo si indirizza su petrolio e gas. Per dirne una: con lo “spalma – incentivi” ha previsto che dal gennaio 2015 gli impianti fotovoltaici di potenza superiore ai 200 KWp non avrebbero goduto di incentivi come previsto, ma non solo, ha reso il provvedimento anche retroattivo. Ovvero il Governo Renzi ha cambiato le carte in tavola a gioco iniziato, dando il via a due rilevanti conseguenze negative: gli investitori sono fuggiti e il Tar del Lazio, sollevando la questione dell’illegittimità del provvedimento davanti alla Corte Costituzionale, potrebbe dare il via a eventuali ricorsi da parte delle imprese fotovoltaiche. Paese non più credibile quello che cambia le carte in tavola, così come si legge in una lettera inviata dall’Ambasciatore Inglese al Presidente della Commissione Industria del Senato, On. Mucchetti. E secondo le parole del sottosegretario all’Economia Paola De Micheli, lo “spalma-incentivi” avrebbe stanziato 52 milioni di euro in meno. Viene da chiedersi allora a chi giova  una politica del genere? Chi c’è dietro il Governo Renzi?

 

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