Trasparenza sui farmaci: accordo tra AIFA e aziende

Diversi interlocutori hanno partecipato all’Audizione in Commissione affari sociali alla Camera per discutere sulla trasparenza o riservatezza degli accordi tra AIFA e le case farmaceutiche riguardo al prezzo dei farmaci.

Comunicato n° 70
Roma, 02/05/2016

Diversi interlocutori hanno partecipato all’Audizione in Commissione affari sociali alla Camera per discutere sulla trasparenza o riservatezza degli accordi tra AIFA e le case farmaceutiche riguardo al prezzo dei farmaci. Si è giunti ad una via di mezzo: il Governo si impegna adesso per seguire in futuro iniziative che tuteleranno la trasparenza, impedendo che vengano presi accordi di riservatezza per l’acquisto di medicinali. Clausole di riservatezza saranno previste solo per casi straordinari e in presenza di controlli diretti e indiretti dei prezzi da parte di ANAC e Corte dei Conti. La mossa era stata presa proprio dal M5s (a firma Giulia Giordano nella prima mozione) proprio per evitare contrattazioni segrete su farmaci innovativi e costosi come il Sovaldi contro l’epatite C.  All’audizione hanno partecipato esponenti delle aziende come Fausto Massimino, direttore legal governance and compliance della Roche a favore della riservatezza tout court rilasciando questo esplicito commento: «Rendendo pubbliche le trattative» ha detto Massimino «le aziende saprebbero quanto si è disposti a pagare per quel farmaco in particolare». E allora «so già qual è il punto di caduta e come azienda mi fermo, non sono incentivata ad abbassare il prezzo» del farmaco. Di diverso e opposto avviso invece Silvio Garattini, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri che così spiega la sua posizione circa il segreto sulla contrattazione dei prezzi in assenza di regole prestabilite: «una pratica preoccupante, che tra l’altro non pare abbia precedenti nell’acquisto di beni e servizi da parte di strutture pubbliche. Se il segreto sui prezzi dovesse estendersi  rappresenterebbe un vulnus alla trasparenza che deve caratterizzare tutte le azioni che impiegano fondi pubblici. Si può accettare una segretezza durante la trattativa, ma poi il non sapere il prezzo di ciò che si prescrive genera confusione». Arturo Cavaliere, referente Sifo presso Fofi e Federfarma punta invece il dito sulla poca attività di ricerca immaginando un futuro dove un organo europeo indipendente stabilisca un costo medio standard rinegoziabile poi dai vari Stati membri in rapporto al proprio sistema sanitario. Se lo scopo era un’audizione finalizzata essenzialmente ad assicurare i farmaci necessari, soprattutto quelli cosiddetti innovativi e molto costosi che rimangono ad appannaggio di accordi riservati, capiamo bene le parole dei fautori della prima mozione M5s e la loro successiva astensione dal voto del testo comunque approvato a maggioranza (ovvero senza voti contrari) insieme a Lega e Sinistra Italiana: «l’ennesima conferma che questo Governo e la maggioranza hanno molto più a cuore gli interessi della lobby del farmaco rispetto a quelli degli italiani, che hanno sempre più difficoltà ad accedere a servizi sanitari degni di questo nome».

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