Tutela consumatori: approvato in Senato il Ddl sulla “class action”

Con l’approvazione definitiva da parte del Senato della nuova legge sulla class action possiamo affermare che sia stato compiuto un passo significativo a favore della parte più debole di un rapporto contrattuale, cioè il consumatore. Certamente questa legge, con l’azione di classe, può contribuire ad agevolare la nota difficoltà ad agire del consumatore, regolata dalla precedente legge. Essa, Infatti, per la complessità della procedura e la difficoltà ad ottenere un adeguato ristoro del danno subito, possiamo affermare che abbia reso “dovuta” una sua una riforma al fine di rendere più equilibrato il rapporto tra imprese e consumatori e quindi più difficili i comportamenti scorretti di alcune imprese a danno dei consumatori, che meriterebbero più serietà e attenzione, se non altro perché sono i clienti delle stesse aziende e cioè in ultima analisi la loro principale ragion d’essere.

Vediamo ora quali sono le principali novità del testo:


1) il trasferimento della class action dal Codice del consumo (art. 140-bis) al Codice di procedura civile, con 15 nuovi articoli, che aumentano le possibilità di ricorso alla class action, anche se limitatamente ai cosiddetti diritti individuai omogenei.

2) La parola “consumatori” scompare nella legge, ma la sua lettura ci dice  che l’azione “può essere esperita nei confronti di imprese ovvero nei confronti di enti gestori di servizi pubblici o di pubblica utilità relativamente ad atti o comportamenti posti in essere nello svolgimento delle loro rispettive attività”, per cui siamo sempre nell’ambito dei rapporti tra imprese e  consumatori.

3) L’azione può essere avviata dai singoli danneggiati, o in alternativa dalle organizzazioni o associazioni senza scopo di lucro, come appunto  le associazioni dei consumatori, che hanno come scopo statutario la tutela di tali interessi, ma che dovranno provvedere ad iscriversi in un elenco tenuto dal Ministero della Giustizia, nonostante risultino già iscritte nell’elenco del Ministero dello Sviluppo Economico.

4) la nuova class action ha come controparte imprese ed enti gestori di servizi pubblici o di pubblica utilità, ma con il grande limite che non può essere attivata contro la Pubblica amministrazione.

5) La competenza, con una procedura molto contenuta, è del “Tribunale delle Imprese”, mentre il Foro Competente è quello della sede dell’impresa. Entro il termine di trenta giorni dalla prima udienza, il Tribunale valuterà con una ordinanza l’ammissibilità della domanda, ma questo giudizio preliminare potrà tuttavia essere sospeso a fronte di un’istruttoria presso un’Autorità di Garanzia indipendente o da un giudizio avviato presso il TAR.

6) Le aumentate possibilità dell’adesione dei singoli danneggiati, articolata in due momenti, il primo subito dopo l’ordinanza di ammissibilità e il secondo

successivamente al termine della sentenza di accoglimento previo un termine entro il quale gli interessati possono aderire all’azione di classe senza l’ assistenza di un avvocato.

7) Se necessario, un consulente tecnico d’ufficio potrà essere messo a carico dell’azienda convenuta con l’obbligo di anticipare le spese.

8) La legge tuttavia entrerà in vigore solo dopo 12 mesi dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

In conclusione, pur esprimendo un giudizio complessivamente positivo sulla nuova legge, dobbiamo affermare che occorrerà presto sottoporla ad un “tagliando” sia a causa di alcune manchevolezze, quali ad esempio la non procedibilità contro la Pubblica Amministrazione, ricordandoci che, come sempre, le buone intenzioni come quelle proposte nella legge in questione, debbono sempre essere verificate dalla prova dei fatti.

Gaetano ARCIPRETE